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Linton Johnson a Cava de’ Tirreni: «L’NBA è dove sei adesso. Devi essere l’NBA di te stesso»

Redazione
Scritto da Redazione
08 Agosto 2026 8 min di lettura

L’ex giocatore NBA ha incontrato i giovani atleti dell’Accademia Cavese del Basket negli spazi del Forum dei Giovani di Cava de’ Tirreni, nell’ambito delle iniziative del MAC fest. Con Enzo Siani, Ernesto Cucco e gli amici di Macass APS, un confronto che è andato ben oltre la pallacanestro: disciplina, alimentazione, sacrificio, energia e un invito ai ragazzi a vivere pienamente il presente. «Dovete essere in the game. Sempre».

CAVA DE’ TIRRENI – Per qualche ora il Forum dei Giovani di Cava de’ Tirreni ha respirato l’aria dell’NBA. Non per una gara, non per uno spettacolo, ma per qualcosa che forse può lasciare nei ragazzi un segno ancora più profondo: il racconto diretto di chi quell’obiettivo lo ha raggiunto e, soprattutto, di ciò che è stato necessario fare per arrivarci.

Protagonista dell’incontro di sabato 8 agosto è stato Linton Johnson III, cestista nato a Chicago, con una lunga esperienza nella pallacanestro statunitense e italiana e un passato nella lega più prestigiosa del mondo.

Ad ascoltarlo, tanti giovani atleti dell’Accademia Cavese del Basket, accompagnati da Enzo Siani ed Ernesto Cucco, nell’ambito di una giornata che ha visto la partecipazione degli amici di Macass APS, realtà promotrice del MAC fest, e la presenza di rappresentanti istituzionali della città.

Ma Johnson ha impiegato pochissimo per far capire ai ragazzi che il centro del suo intervento non sarebbe stata la celebrazione di una carriera.

Il centro erano loro.

Non aspettare l’NBA: «L’NBA è dove sei ora»

La domanda, davanti a un ex giocatore NBA, arriva quasi naturalmente.

Cosa diresti a un ragazzo che sogna di arrivare un giorno nella lega americana?

Johnson risponde con un concetto capace di ribaltare completamente il punto di vista.

«Tutti mi guardano e vedono uno che è arrivato in NBA. Ma il mio discorso è questo: l’NBA è dove sei ora.»

Non domani.

Non quando arriverà una chiamata importante.

Non quando qualcuno offrirà un contratto.

Adesso.

«Devi essere il migliore di chi sei. Devi essere l’NBA di te stesso.»

È forse la frase che meglio racconta il Johnson visto a Cava de’ Tirreni.

Perché dietro l’immagine del professionista che ha vestito maglie come quelle di Chicago Bulls, San Antonio Spurs, New Jersey Nets, New Orleans Hornets, Phoenix Suns, Toronto Raptors e Charlotte Bobcats c’è una storia costruita molto prima dei riflettori.

Una storia fatta di piccole scelte quotidiane.

«La mia NBA l’ho creata prima ancora di arrivarci»

Johnson torna con la memoria a quando aveva appena dieci anni.

Già allora aveva cominciato a prestare attenzione a ciò che mangiava e al modo in cui trattava il proprio corpo.

Un bambino che decide di mangiare meglio non sembra necessariamente l’inizio di una storia NBA. Eppure, nel suo racconto, è proprio lì che comincia tutto.

Johnson racconta che, quando faceva la spesa, cercava di comprare alimenti che riteneva adatti al proprio percorso. A casa, però, gli altri finivano spesso per mangiare le sue cose.

La soluzione?

Comprare prodotti che difficilmente gli avrebbero sottratto: cereali senza zuccheri, succhi e alimenti scelti con maggiore attenzione.

Detto oggi fa sorridere.

Ma dietro quell’aneddoto c’è una parola fondamentale per qualsiasi atleta: disciplina.

La capacità di scegliere ciò che può aiutarti anche quando nessuno ti obbliga a farlo.

Johnson aveva dieci anni. L’NBA era lontanissima. Eppure, nella sua testa, aveva già cominciato a costruire la propria.

Prima degli altri, più degli altri

Il messaggio rivolto ai ragazzi dell’Accademia Cavese del Basket diventa ancora più netto quando Johnson parla di allenamento.

«Se vuoi essere in the game devi sempre impegnarti. Devi svegliarti prima, allenarti, essere utile e cercare di essere la migliore versione di te stesso ogni giorno.»

Non parla soltanto di talento.

Anzi, il talento quasi passa in secondo piano.

Parla di abitudini, di costanza, della disponibilità a fare qualcosa in più quando sarebbe molto più semplice fare quanto fanno tutti gli altri.

Ed è qui che la sua esperienza NBA assume un valore particolare.

Perché una volta arrivato tra i migliori giocatori del mondo, Johnson ha dovuto affrontare un’altra domanda: come posso rendermi indispensabile?

La risposta fu l’energia.

«Mi sono creato un ruolo: ero l’Energy Guy»

In NBA tutti hanno talento.

Tutti sono atleticamente straordinari.

Tutti, in qualche momento della propria carriera, sono stati probabilmente i migliori della propria squadra.

Johnson comprende quindi che non deve semplicemente dimostrare di saper giocare.

Deve capire cosa può dare agli altri.

E trova la sua risposta: l’energia.

«Quando ero in NBA ero quello con più energia. Mi sono creato un ruolo: Energy Guy.»

Entrare e cambiare il ritmo.

Difendere.

Correre.

Lottare su ogni pallone.

Trasmettere qualcosa ai propri compagni.

Essere utile.

È una delle lezioni più interessanti dell’intero incontro, soprattutto per chi sta crescendo nello sport.

Non tutti saranno il miglior realizzatore. Non tutti avranno il pallone decisivo. Non tutti saranno la stella della squadra.

Ma tutti possono chiedersi: cosa posso fare io meglio degli altri? In che modo posso aiutare la mia squadra?

Johnson ha costruito una parte della propria carriera trovando la risposta a questa domanda.

Il vero avversario? Può essere anche lo smartphone

Poi l’incontro esce dal campo.

O forse no.

Perché Johnson affronta uno dei temi che riguardano più da vicino i ragazzi di oggi: il tempo trascorso davanti allo smartphone.

Il messaggio è immediato.

«Non spendete tutto il vostro tempo a guardare il telefono.»

Poi spiega il perché.

«Quando sei sul telefono, non sei qui.»

Una considerazione apparentemente semplicissima che diventa invece perfettamente coerente con tutto ciò che Johnson ha raccontato.

Per migliorare bisogna allenarsi. Per imparare bisogna ascoltare. Per riconoscere un’opportunità bisogna accorgersi che sta arrivando. Per essere un buon compagno bisogna vedere ciò che accade intorno a sé.

E per fare tutte queste cose bisogna essere presenti.

Davvero.

«Dovete essere in the game. Sempre»

È a questo punto che tre parole diventano il filo conduttore dell’intera giornata.

In the game.

Essere nel gioco.

Johnson le ripete ai ragazzi quasi come un comandamento sportivo.

«Dovete essere in the game, sempre!»

Ma dopo averlo ascoltato appare evidente che quel “game” non è soltanto una partita di basket.

Essere in the game significa essere presenti durante un allenamento.

Significa ascoltare l’allenatore invece di pensare ad altro.

Significa curare la propria alimentazione.

Significa dormire quando serve dormire.

Significa arrivare prima.

Significa essere pronti a fare un sacrificio.

Significa capire quale ruolo si può avere all’interno di un gruppo.

E significa, soprattutto, non vivere aspettando continuamente qualcosa che arriverà in futuro.

Perché il futuro di un atleta si costruisce nel modo in cui affronta il presente.

Da Chicago a Cava, una storia che parla ai giovani

La carriera di Linton Johnson rende il messaggio ancora più potente.

Nato a Chicago nel 1980, dopo il percorso universitario a Tulane ha costruito la propria strada senza passare dal Draft NBA, riuscendo comunque ad arrivare nella lega americana e a ritagliarsi il proprio spazio.

Dagli Stati Uniti il suo viaggio lo ha poi condotto anche in Europa e soprattutto in Italia, dove ha vestito, tra le altre, le maglie di Avellino, Sassari, Varese, Pistoia, Caserta e Scafati.

Una carriera lunga, vissuta attraversando livelli, squadre e contesti differenti.

E forse proprio per questo Johnson non ha portato a Cava la favola semplicistica del “se ci credi puoi farcela”.

Ha raccontato qualcosa di più concreto.

Credere non basta.

Bisogna lavorare.

Bisogna trovare il proprio ruolo.

Bisogna prendersi cura di sé.

Bisogna essere utili.

Bisogna essere presenti.

Accademia Cavese del Basket, Forum dei Giovani e MAC fest: quando il territorio crea occasioni

L’incontro rappresenta anche un esempio di ciò che può nascere quando sport, associazionismo e realtà giovanili del territorio riescono a dialogare.

L’Accademia Cavese del Basket, con Enzo Siani ed Ernesto Cucco, ha offerto ai propri giovani atleti la possibilità di confrontarsi con un professionista che il grande basket lo ha conosciuto direttamente.

Il Forum dei Giovani di Cava de’ Tirreni ha rappresentato lo spazio in cui trasformare quell’esperienza in confronto.

La presenza di Macass APS inserisce inoltre l’appuntamento nel percorso dell’ottava edizione del MAC fest – Festival della Musica, dell’Arte e della Cultura, in programma a Cava de’ Tirreni dal 2 al 9 agosto 2026.

Il programma del festival dedica proprio la giornata dell’8 agosto anche allo sport, con il talk “Vincere i Mondiali è un Gioco da Ragazzi”, che vede tra i protagonisti Johnson e l’Accademia Cavese del Basket.

Un modo per ricordare che lo sport può essere competizione, ma anche educazione, cultura e strumento attraverso il quale parlare alle nuove generazioni.

L’NBA di ciascuno di noi

Alla fine resta una frase.

Non quella sulle partite giocate.

Non quella sulle franchigie NBA.

Nemmeno quella sui grandi palazzetti.

Resta quella pronunciata davanti a ragazzi che magari, tornando a casa, continueranno a sognare l’America.

«L’NBA è dove sei adesso.»

È difficile immaginare un consiglio migliore.

Perché forse nessuno può sapere quale di quei ragazzi diventerà un professionista.

Ma ciascuno di loro può decidere domani mattina di svegliarsi con un obiettivo.

Può allenarsi un po’ meglio.

Può ascoltare di più.

Può scegliere di mettere via il telefono.

Può aiutare un compagno.

Può trovare il proprio ruolo.

Può provare a diventare, giorno dopo giorno, la versione migliore di se stesso.

Non serve aspettare di entrare nell’NBA.

Bisogna cominciare a costruire la propria NBA adesso.

E, soprattutto, come ha ricordato Linton Johnson a Cava de’ Tirreni:

«Dovete essere in the game. Sempre.»


Fonti: programma ufficiale MAC fest 2026; MAC fest / Macass APS; Forum dei Giovani di Cava de’ Tirreni; materiali pubblici dell’Accademia Cavese del Basket; fonti pubbliche relative alla carriera di Linton Johnson.

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